Pagelle Giro di Romandia 2026: Pogačar domina pur senza strafare, Lipowitz unico suo rivale – Bene i giovani Nordhagen, Tuckwell e Philipsen, Roglič enigmatico

Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG), 10: Ormai, quando si presenta al via di una corsa, il 99% delle volte si sa come va a finire, ovvero con lui sul gradino più alto del podio. Si temeva potesse vincere tutte e sei le tappe, alla fine si deve “accontentare” di quattro (grazie a Godon) e il suo successo finale non è mai in discussione, nonostante Lipowitz tenti di rendergli le cose quantomeno un po’ più difficili. Domina ma senza essere devastante, anche per quel paio di chili in più – eredità delle classiche – che lo “rallentano” in salita, dove comunque fa il bello e il cattivo tempo, sempre ben supportato dalla squadra. Aggiunge così alla sua collezione una corsa che gli mancava e chiude la primavera con nove vittorie in undici giorni di gara.

Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe), 9,5: Il tedesco è stato l’unico vero rivale di Pogačar durante questa sei giorni. Concretamente, lo sloveno riesce a staccarlo in salita solo nella penultima tappa, mentre le altre volte il tedesco riesce a restar lì, dimostrando anzi di non temere il confronto con il campione del mondo e provando anche a contrattaccare. Alla fine, viene sempre battuto, chiudendo secondo in tre tappe e nella classifica finale, ma è un secondo posto di grande valore, che completa anche una primavera per lui di ottimo livello.

Dorian Godon (Ineos Grenadiers), 9: Prosegue il momento d’oro del campione nazionale francese, che dopo aver colto una vittoria di tappa alla Parigi-Nizza e due alla Volta a Catalunya, lascia il segno per due volte anche qua. Si prende il prologo con una prova di autorità, che lo vede rifilare distacchi importanti agli altri, viene poi beffato in volata da Pogačar nella seconda tappa ma si rifà subito il giorno seguente, riuscendo a non perdere troppo terreno sulla salita presente nel finale per poi rientrare in discesa e regolare tutti allo sprint. Sin qui, di gran lunga il miglior innesto della Ineos in questa stagione.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 8: Per il secondo anno di fila sale sul podio finale della corsa elvetica, scendendo però di un gradino e chiudendo terzo. Rispetto alla scorsa edizione, tuttavia, è stato meno in lotta per il successo finale: a esclusione della prima tappa, dove è stato l’unico a riuscire a seguire Pogačar in salita, nelle altre giornate più adatte alle sue caratteristiche (la quarta e la quinta) non infatti è riuscito a tenere le ruote dello sloveno o di Lipowitz, chiudendo piuttosto lontano dai due, ma comunque prima o assieme agli altri uomini di classifica. La sua resta in ogni caso una gara (e una prima parte di stagione) molto positiva.

Jørgen Nordhagen (Visma | Lease a Bike), 8: Stupisce sempre più il 21enne norvegese, che arriva a un passo dal podio (soli 7″ lo separano da Martinez) al termine di una settimana estremamente solida, che non lo vede mai in difficoltà. La cosa migliore la fa nella prima tappa, quando sull’ultima salita stacca tutti gli altri e poi, al termine della successiva discesa si riporta su Pogačar, Lipowitz e Martinez. Anche di lui si parlerà molto nei prossimi anni.

Luke Plapp (Team Jayco AlUla), 7,5: Difficile fare meglio del quinto posto finale per l’australiano, che conferma il potenziale in queste brevi corse a tappe dopo la terza posizione colta all’UAE Tour, sua ultima gara fino a questa. Per poter ambire a qualcosa di più deve però forse migliorare ancora un po’ in salita.

Luke Tuckwell (Red Bull-Bora-hansgrohe), 7,5: Il neopro’ australiano è la grande sorpresa di questo Giro di Romandia. A inizio gara era difficile immaginarlo nella top-10 finale, anche e soprattutto per la presenza in squadra di due capitani come Lipowitz e Roglič, ma entra tra i primi dieci già al termine della prima tappa in linea e, giorno dopo giorno, scala posizioni e si dimostra sempre molto solido, chiudendo sesto. Se, come sembra, andrà al Giro, sarà un elemento prezioso in più per il suo team.

Albert Withen Philipsen (Lidl-Trek), 7,5: Corridore apparentemente più da classiche, il talentino danese dimostra in realtà di cavarsela molto bene anche in giornate altimetricamente più impegnative. Sulle salite più lunghe e dure deve stringere un po’ più i denti, ma non naufraga mai e anzi resta bene a galla, concludendo così la corsa con un ottimo ottavo posto e dimostrando anche una certa continuità. In sei frazioni, infatti, resta fuori dai primi dieci solo nella penultima, mentre nelle altre chiude sempre tra la quinta e la settima posizione.

Jefferson Alveiro Cepeda (Movistar), 7: L’ecuadoriano è stato autore di una settimana di parecchio costante, che lo ha portato a concludere in settima posizione finale. Piazzamento che sarebbe anche potuto essere migliore se, nella prima tappa in linea, fosse riuscito a scollinare l’ultima salita con il drappello Pogačar, cosa che non gli è riuscita solo per poco. Si è difeso piuttosto bene anche il compagno di squadra Pablo Castrillo (6), al rientro alle gare dopo un mese e mezzo di stop, che ha provato in un paio di occasioni ad attaccare nei finali ed è stato anche capace di cogliere un terzo posto nella quarta tappa.

Lorenzo Fortunato (XDS Astana), 7: Lo scalatore bolognese conferma un buon feeling con la corsa elvetica. Quarto lo scorso anno, quando vinse anche una tappa, questa volta chiude nono, cogliendo comunque due bei quarti posti nelle ultime due giornate. Della truppa sino-kazaka, buoni segnali anche da Sergio Higuita (6,5), che termina appena fuori dai primi dieci centrando tre top-10 di tappa.

Finn Fisher-Black (Red Bull-Bora-hansgrohe), 7: Settimana positiva per il 24enne neozelandese, che coglie tre top-10 di giornata chiudendo nono nel prologo e terzo e secondo nelle due frazioni conclusesi in volata. A questi risultati aggiunge anche molto lavoro per i compagni di squadra, oltre a un’ultima tappa trascorsa in fuga e nella quale è l’ultimo attaccante a venir ripreso dal gruppo.

Junior Lecerf (Soudal Quick-Step), 6,5: Dopo una prima parte di stagione poco brillante, il belga è invece protagonista qui di una bella corsa, che lo vede sempre chiudere con i migliori e portarsi a casa la decima posizione finale, senza mettersi particolarmente in mostra ma anche senza giornate negative.

Yannis Voisard (Tudor Pro Cycling Team), 6: Primo dei corridori di casa, l’elvetico ha un passaggio a vuoto solo nella frazione di Martigny, dove perde 1’30” dagli altri uomini di classifica. Altrimenti, visto come è andato negli altri giorni, un posto tra i primi dieci era alla sua portata.

Primož Roglič (Red Bull-Bora-hansgrohe), 6: Gara abbastanza enigmatica (così come lo è stata questa prima parte di stagione) quella dello sloveno, che ha alternato giornate positive ad altre non particolarmente buone: parte bene nel prologo, prova (senza successo) a seguire l’attacco di Pogačar nella prima tappa, perde molto terreno nelle due giornate sulla carta più semplici, va in fuga nella quarta frazione e chiude terzo nell’arrivo in salita nell’ultima (dove, se fosse stato assistito meglio da Lipowitz, poteva anche provare a impensierire Pogačar). Il piazzamento finale (18°) sarebbe da bocciatura, d’altra parte si spende anche parecchio per Lipowitz, dunque la sufficienza può starci.

Carlos Rodriguez (Ineos Grenadiers), 5,5: Con il prematuro ritiro di Onley, lo spagnolo si ritrova come unico uomo di classifica della formazione britannica in una corsa che due anni fa aveva conquistato. Da allora, però, di acqua sotto i ponti ne è passata e il 25enne sembra un corridore diverso, che fatica ancora a ritrovare la miglior condizione dopo l’infortunio dello scorso anno. Inoltre, cade nella quarta tappa, perdendo così il treno per una possibile top-10.

Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), 5,5: Dopo il quarto posto finale al Catalunya, ci si aspettava qualcosa di più dallo scalatore francese, che invece naufraga già nella prima tappa, dove perde più di cinque minuti. Nelle due frazioni seguenti si vede in volata, cogliendo un terzo e un quinto posto, mentre nella penultima ci prova andando in fuga, che però non ha spazio.

David Gaudu (Groupama-FDJ United), 4,5: Per lo scalatore francese continua nella sua crisi di risultati e nel suo periodo no, che dura ormai da parecchio tra problemi fisici e le crisi allergiche che, nelle scorse settimane, lo avevano costretto a saltare diverse gare. Non sappiamo se anche qui abbia avuto problemi di allergia, quel che è certo è che, al momento, appare molto lontano dai migliori.

Oscar Onley (Ineos Grenadiers), sv: Il britannico è costretto al ritiro durante la prima tappa causa malattia, concludendo così una prima parte di stagione che di certo non lo ha visto brillare, né per risultati, né per buona sorte.

Mauro Schmid (Team Jayco AlUla), sv: Arrivava alla gara di casa con fiducia dopo le belle prestazioni nelle classiche delle Ardenne e nell’ultimo mese e avrebbe potuto dire la sua in qualche tappa, ma una bronchite lo porta al ritiro nella seconda tappa.

Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), sv: Un piazzamento nella top-10 poteva essere alla sua portata, ma gli strascichi di una caduta avvenuta al Giro dei Paesi Baschi non gli hanno permesso di rendere al meglio e di restare nelle parti alte della classifica nella seconda metà di gara. Si mette comunque a disposizione di Martinez assieme a Damiano Caruso (6), bel protagonista in fuga nella terza tappa.

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